II)
CINEMA KITSCH
Rapidissima sarà la
presentazione del panorama del cinema kitsch, limitato inoltre al cinema
recente, perché se molteplici sono le motivazioni sociali che detto cinema
implica, come si è visto in sede di definizioni, nullo è il suo valore
cinematografico. Seguirò uno schema di Goffredo Fofi, che nel suo
"Il cinema italiano: servi e padroni" ha fatto una descrizione
interessante del cinema italiano recente anche se discutibile è la valutazione
politica datane.
Un primo periodo che
va dal 1945 al 1957 comprende: le versione rosa del neorealismo con
Castellani, Emmer, Zampa e quella d’appendice con De Santis e Lattuada; i figli
di nessuno dei drammi alla Invernizio e delle sceneggiate napoletane di
Matarazzo e seguaci; il film storico nella versione imperiale romana e il
cappa-e-spada d’illustrazione dei classici popolari su Medioevo e cinquecento e
Ottocento; il comico pesante e marionettistico di Totò e quello più conformista
di Fabrizi e Macario. Dopo il ‘52, il neorealismo rosa sfocia in Pane,
amore e fantasia e Poveri ma belli e prepara il terreno
alla commedia di costume, annunciata col ‘55 dalla precisazione del personaggio
di Sordi; decade il cappa-e-spada; circolano film di guerra di nostalgia
fascista. Compare la televisione.
Nel secondo periodo
che va dal 1958 al 1970 e oltre vi è: il trionfo della commedia di costume con
sesso e famiglia come argomenti principi e l’evoluzione dei personaggi di
Sordi, Tognazzi, Manfredi; decadenza delle maschere del cinema comico, ma
lancio di Franchi e Ingrassia (1961); nel 1959 Blasetti gira Europa di
notte, nel ‘62 Jacopetti gira Mondo cane, e sesso
e sadismo diventano pane quotidiano, variamente mescolato; dal 1957 al ‘64,
trionfano Ercole e Maciste; dal 1962 al ‘67 il film di terrore di Bava, Freda,
Margheriti; del ’62 è il primo James Bond, inglese, che lancerà un nuovo
genere decaduto recentemente anche in Italia; nel ‘64 esplode il western
italiano con Leone e Tessari; nel ‘68 Bora Bora introduce la
morale di "Men", già consolidata da piccole operezioni precedenti;
nel ‘70 il sadismo si trasferisce dai western al giallo macabro con Argento,
che riprende ipermostruosizzando1i non pochi spunti di Bava.
Lo stacco tra i due
periodi cinematografici suddetti è lo stesso di quello che divide la storia italiana
recente: tra mondo contadino del sottosviluppo e civiltà industriale e
neocapitalistica. Prima del ‘58 era ancora avvertibile nei film una
certa rispondenza dei temi a una realtà popolare; dopo il ‘58 comincia il regno
della società dello spettacolo e del consumo, e la manipolazione sì fa più
evidente. Se prima il popolo era in qualche modo presente sullo schermo, pur
nei modi mistificati della demagogia e del paternalismo per cui la frustrazione
dei poveri veniva deviata verso gli interventi provvidenziali e l’accettazione
cristiana dello status quo e i contadini, i sottoproletari, gli strati
inferiori delle piccola borghesia vedevano proiettati vaghi ideali di giustizia
e di buongoverno; dopo, 1e frustrazioni venivano scaricate soltanto attraverso
il sangue e la morte, l’effettismo del western e del terrore, del sexual
e del macabro. Se una volta la morale era quella dell’accettazione dello
sfruttamento e della sopportazione, oggi la demagogia e il paternalismo ai
spostano a nuovi obiettivi, e mirano all’accettazione del massacro. L’eroe
negativo del western il killer e il nevrotico mascalzone sono al servizio del
sistema: lo spettatore si identifichi pure il sabato sera coi massacratori e
torni il lunedì alla catena.
Do ora, come esempio, un breve cenno di quelli che Goffredo Fofi chiama i figli di ‘Men". Di questa schiera di figli spirituali di Jacopetti e Franco Valobra pochi riescono a sopravvivere al primo film. Le ricette dei loro film sono immutabili: "gioventù, amore e rabbia, tanto sesso, lesbiche di preferenza, ma anche incesti e omosessuali, e tanti scambi di coppie, e orge accennate e tenute nei limiti della permissività del commercio; un po’ di contestazione studentesca o di politica; un po’ di crisi dei sentimenti; un po’ di esotismo (negri e negre, asiatiche, sfondi dei mari del sud o della Svezia dove tutto si può); un po’ di politica ogni tanto, e per i più benestanti anche la musica di Morricone". Ecco qualche nome: Liberatore, Baratti, Biagetti, Caiano, Di Leo, Cavallone, Dallamano, Ghione, Valeri, Malenotti, Rossetti, Shiavazappa, Severino, Sindoni, Capogna, Giraldi, Guerrieri, Zuffi, Fondato. Qualche titolo dei film: Plagio, Interrabang, Lovebirds, Le salamandre, La rivoluzione sessuale, Le sorelle, Femina ridens, Vergogna schifosi!, Il dio serpente. I modelli: Metti una sera a cena di Patroni-Griffi, Bora Bora di Liberatore, Escalation di Faenza. Tutti a colori, tutti pieni di belle figliole, il loro centro è invariabilmente quello: un modo scandalistico e eccitante di raccontare il sesso, approfittando della recente erotomania della provincia. L’ultimo idolo è stato Dario Argento che ha inventato il giallo erotico. Il sesso da solo non basta più. Il western offre solo violenza. D’altronde l’idea di un western erotico è inaccettabile al pubblico. Ripieghiamo sul giallo. Questo è il stato il ragionamento di Argento e ha indovinato giusto. Nelle sue improbabili vicende si susseguono morti violente l’una più originale e sanguinolenta dell’altra, con dovizie e gusto da piccolo macellaio. Il pubb1ico abbocca, così come, ieri, aveva abboccato ai western-spaghetti di Questi, Tessari o Petroni e alle cosce di Bora Bora. Funerari e sadici, i film di Argento servono allo sfogo delle paure e della violenza repressa dei frustrati di città. La violenza, quella vera, all’americana, comincia a circondarci anche qui. Insicurezza e sadismo si confondono. Scopo di questi film è quello di abituare al massacro, costante della civiltà capitalistica, e di suscitarlo.