GIROLAMO MARIELLA

Scrittore

 

Intervento di Rocco Biondi, Assessore alla Cultura,

nell’Incontro con l’autore, tenutosi presso la Scuola Media di Villa Castelli

il 20 marzo 1997

 

Non ho avuto l’occasione e la fortuna di frequentare il preside Girolamo Mariella, lo scrittore ed il poeta Girolamo Mariella. La lettura dei tre preziosi volumetti, che in questa serata culturale vengono presentati, ha colmato questo vuoto. Man mano che andavo avanti nella lettura era come se parlassi con lui; come se l’uomo Mariella si aprisse e mi confidasse il suo modo di pensare, i suoi sentimenti, i suoi segreti; come se pian piano mi diventasse amico. Ho capito ed ho scoperto che per il preside Mariella l’essere andato in pensione non ha costituito un trauma, non lo ha fatto sentire quasi inutile. La fine dell’obbligo di recarsi quotidianamente sul posto di lavoro, sempre dipendente anche se da preside, lo ha invece liberato e fatto rinascere per potersi dedicare completamente, onninamente direbbe lui, ai suoi amati studi.

La scelta dei personaggi si cui scrivere denota il suo modo d’essere e sentire. Si capisce che Giuseppe Battista, Francesco De Geronimo, Michele Ignazio D’Amuri la pensano come lui, sono suoi amici con i quali si trova bene in compagnia.

Diventa quasi secondario il fatto che Mariella, Battista, De Geronimo, D’Amuri siano grottagliese e siano vissuti in epoche e periodi diversi. Anche se la grottagliesità è un fortissimo sentimento che li unisce; tutti e quattro amano il paese natio, in esso desiderano sempre ritornare, in esso trovano la pace.

Non meraviglia quindi che Mariella abbia voluto scrivere su tre suoi compaesani.

Giuseppe Battista nacque nel 1610 e morì nel 1675.

Francesco De Geronimo nacque nel 1642 e morì nel 1716.

Michele Ignazio D’Amuri è nato nel 1910 e morto nel 1986.

Girolamo Mariella è nato nel 1926 e gli auguriamo lunghissima vita ancora.

Abbiamo quindi due contemporanei del ‘600 e due contemporanei del ‘900, ma molti sono gli elementi che li accomunano tutti e quattro.

Ma cesso qui di parlare dell’amico Mariella e passo a fare qualche breve considerazione sulle sue opere.

I tre libri sono stati pubblicati cronologicamente in base alla data di nascita dei protagonisti. Quello su Giuseppe Battista, il primo nato fra i tre, è stato stampato nel giugno 1995. Quello su San Francesco De Geronimo nel dicembre 1995. L’altro su Michele Ignazio D’Amuri nell’ottobre 1996. Nel giro quindi di 16 mesi. Certamente molto pochi rispetto all’impegno profuso e al buon risultato ottenuto.

Ritengo di non essere lontano dal vero nell’affermare che questi tre personaggi sono accomunati dai seguenti elementi: i gesuiti, la solitudine, la religiosità, l’amore per i libri e lo studio.

Il De Geronimo e il D’Amuri erano sacerdoti gesuiti. Il Battista fece per sette anni i suoi studi di filosofia e di teologia nel collegio dei gesuiti di Napoli.

Giuseppe Battista trova e vive il suo unico grande amore nei libri "muti maestri", che gli insegnano la verità, lo elevano nei costumi e gli danno la vera grande felicità.

Nei 1675 un "giornalista" così ricordava la figura del poeta Battista: "fu breve nel parlare e sostanzioso, modestissimo nel vestire, e nelli costumi, e di buona vita, senza gonfiarsi un punto, affidabile con tutti, modesto e grave; la cognizione ch’ebbe della lettura di ogni sorta d’eruditissimi libri, e dell’intelletto che egli li dava, e della natura delli Autori era cosa mirabile; fu egli acerrimo difensore della lingua italiana e dell’Italia stessa e le sue eruditissime opere che sono nelle stampe possono esprimerlo più al vivo".

Il Battista fu un poeta d’amore più immaginato che vissuto. Ha cantato l’amore, ma non lo ha conosciuto. Il suo è un amore finto, come dice in una poesia.

Il Battista è un poeta triste. E’ opportuno chiarire – dice Mariella – che nelle liriche aventi carattere personale, traspare una nota di particolare melanconia ed aleggia la vaga aspirazione verso una forma di vita modesta, semplice e frugale, in piena serenità di opere, confortata dalla sospirata pace e dalla rara felicità che danno gli studi. Il pensiero della morte si fa spesso motivo dominante nelle sue poesie.

Brevissimo sentiero

tutto verso la tomba è il viver nostro.

La nostra vita è una strada molto breve che porta verso la tomba.

Il Battista si sente nato per la poesia, vive in dignitosa frugalità ed in piena libertà, imperturbabilmente tranquillo; disprezzando lussi, ricchezze ed onori, trova nella poesia la propria unica ragione di vita.

Sentite cosa scrive il Mariella a questo proposito. L’ideale di una vita beata nei campi, tra pecore da mungere e amici pastorelli si fa motivo sempre più perseguito con vivo compiacimento: quasi un contemplato trasporto di calura estiva vive e ci fa vivere il Battista, soddisfatto signore in una rustica capanna, allietato il giorno dal canto delle cicale e cullato le notti dal trillare dei grilli, mentre il dolce mormorio d’un ruscello lo disseta con le sue fresche acque.

E’ questo un brano di altissima liricità. E’ questo il modo di scrivere del preside Mariella. Ma è anche il suo modo di parlare, come ho avuto modo di sperimentare in un’altra occasione di qualche tempo fa, in questa stessa sala.

Ma ritorniamo al Battista. Vive egli in luoghi d’incanto e d’ispirazione: Napoli, Avellino, Posillipo, Martellina, Sorrento, ma l’amore naturale per la sua Grottaglie – dice Mariella – si fa imperiosa nostalgia, desiderio e sospiro di ritorno alla terra natale, luogo di vissute sofferte amarezze, ma carico di memorie della indimenticabile infanzia lontana come un sogno.

Altro aspetto comune ai tre personaggi delle biografie del Mariella, già dicevo, è la religiosità. Mentre la volontà poetica del Battista continua a oscillare, volere e disvolere, studiare e poetare, ecco prorompere il fermo e tenace proposito, già altre volte dichiarato, di abbandonare la cetra della poesia, e affidarsi al legno della Croce di Cristo e alle braccia di Maria Vergine.

Tutta la vita del poeta Giuseppe Battista è trascorsa in operoso raccoglimento tra casa, chiesa e librerie.

Leggendo i tre libri del Mariella ho avuto l’impressione che la sua predilezione vada appunto al poeta Battista.

Il libro su San Francesco De Geronimo lo ritengo quasi un libro dovuto al grande grottagliese: il conquistatore, l’eroe, il santo. E’ sì un libro di grande religiosità, ma è anche un libro di avventure, che hanno caratterizzato la vita del Santo, molto piacevole a leggersi. Ci può trovare gusto non solo il credente, ma anche chi non crede nei miracoli.

A testimoniare ciò voglio leggere solo qualche brano.

Le giornate di Francesco da Geronimo erano piene di attività; le notti le occupava in orazioni, né mai si stendeva sul letto, ancora meno fra le lenzuola: vegliava e pregava, meditava, preparando le prediche da fare nelle giornate successive.

La missione a Pescara fu una marea festosa e tumultuante di giubilo, tanto da indurre la stessa guarnigione militare a partecipare con colpi di cannone, invitando Padre Francesco nel presidio, dove fu accolto con solenni onoranze.

Belle da leggere sono anche la storia delle sorelle Cartier, che per sfuggire alle angherie del padre, si arruolarono nell’esercito travestendosi da maschi e la soria del galantuomo geloso, che rientrato dopo qualche mese di assenza da Napoli, trovò che la moglie aveva dato alla luce un figlio.

La vita poetica di Michele Ignazio D’Amuri, che è il terzo libro di Girolamo Mariella che viene presentato questa sera, è molto simile a quella del poeta Giuseppe Battista.

In ogni luogo dove il D’Amuri soggiorna, dalla Campania al Piemonte, dalla Calabria alla Puglia, sua amica consolatrice è la poesia.

Ma è soprattutto Grottaglie, sua città natale, che gli ispira momenti di cara e continua effusione lirica con le soavi rimembranze.

Egli è solo, completamente solo. Lo scrive: "Le anime sono sole, come, nella notte le stelle". Lo ripete continuamente: "Di notte, le anime sono come le stelle negli spazi immensi: sole". Toccante quando dichiara: "No! Non sono solo. E’ con me la mia Solitudine".

Tutto e tutti grondano Melanconia: piangono persino le corde del violino, mentre la mesta chitarra ricerca indarno qualche brandello di felicità su questa povera terra.

Per il D’Amuri la solitudine è una scelta precisa e ben meditata, non solo perché favorevole condizione per pensare e poetare, ma è anche naturale conseguenza per la considerazione negativa che egli matura sugli uomini: "Così infidi e perfidi e presuntuosi".

Ma essendo il D’Amuri un uomo profondamente religioso, la sua concezione negativa sull’uomo si emenda e si eleva a positiva e perfetta visione cristiana: "Dio ha fatto bella ogni cosa, l’umana creatura bellissima. Le cose sono opera delle Sue mani, ma l’uomo del Suo cuore".

Chiudo questo mio intervento con due auguri: il primo di essere riuscito ad invogliare alla lettura dei tre libri che questa sera abbiamo presentato; il secondo che a questi libri del preside Mariella ne seguano tanti altri.

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