PARTE  PRIMA

 D E F I N I Z I O N I

I) AVANGUARDIA

 

1. Le due avanguardie

2. Caratteristiche del cinema d'avanguardia

3. Verso il superamento dell'avanguardia ?

 

 

 

1.     Le due avanguardie

Il termine “avanguardia” prima di essere usato a designare l’avanguardia artistica e letteraria designò l’avanguardia sociale e politica. E’ infatti abbastanza raro di ritrovare il concetto o la formula d’avanguardia nella letteratura non politica anteriore al 1880. Originariamente l’immagine d’avanguardia rimase subordinata, anche nella sfera dell’arte, agli ideali di un radicalismo non culturale ma politico. Significativa a questo proposito una pagina “De la mission de l’art e du rôle des artistes”, che Gabriel Désiré Laverdant, un fourierista poco noto, scrisse tre anni prima della rivoluzione del ‘48. “L’Arte, espressione della Società, manifesta, nel suo slancio più alto, le tendenze sociali più avanzate; essa è  precorritrice e rivelatrice. Ora, per sapere se l’arte adempia degnamente alla propria missione d’iniziatrice, se l’artista sia davvero all’avanguardia, è necessario sapere dove va l’Umanità, qual è il destino della specie...”.

Successivamente le due avanguardie parvero marciare insieme fino alla comparsa della prima piccola rivista del movimento letterario moderno, significativamente intitolata “La Revue indépendante”, che, fondata verso l’80, fu forse l’ultimo organo che raccogliesse fraternamente, sotto la stessa bandiera, i ribelli della politica e dell’arte, i rappresentanti delle opinioni avanzate nelle due sfere del pensiero sociale e del pensiero artistico. Subito dopo avvenne la frattura fra i due significati, che corrispose alla frattura delle due avanguardie. Ma più tardi la relazione fra avanguardia artistica e avanguardia politica si è venuta, almeno parzialmente, a ristabilirsi perché, come dice Mario De Micheli, “esiste un’anima rivoluzionaria dell’avanguardia (ed è poi la sua anima vera) che non si può in nessun modo liquidare... L’esistenza di quest’anima rivoluzionaria apparirà evidente ogni qualvolta un vero artista d’avanguardia incontrerà con le proprie radici un terreno storico nuovamente propizio, tale cioè da ridare la fiducia che non nella evasione, ma nella presenza attiva dentro la realtà è l’unica salvezza”. E quello che è accaduto a molti cineasti della neo-avanguardia italiana che, verso il ‘70, dal cinema sperimentale-underground sono passati al cinema politico.

2. Caratteristiche del cinema d’avanguardia

a) ATTIVISMO

Il nostro Dio è la corsa, - il nostro cuore è un tamburo”, disse Majakovskij. E Marinetti: “un’automobile ruggente ò più bella della Vittoria di Samotracia”. Gusto dell’azione, godimento puramente dinamico, entusiasmo fisico e sportivo, fascino dell’emozione, spirito d’avventura, sono momenti peculiari dell’avanguardia. Tendenza ad agire senza tener conto di piani e programmi, operare con ogni metodo e mezzo per il solo fine di fare, cambiare in un senso qualsiasi il sistema esistente, sono caratteristiche che accomunano, anche se in campi differenti, l’attivismo avanguardistico all’attivismo politico. Da ciò risulta come in molti casi l’avanguardismo sia più interessato al movimento che alla creazione, al gesto che all’atto. A questo proposito va anche detto che vi è uno stretto rapporto, anche se inconscio, fra avanguardia e anarchia, come si vedrà più avanti.

b) ANTAGONISMO

E’ certamente l’atteggiamento più noto e vistoso dell’avanguardismo.

Due sono i tipi di antagonismo: antagonismo verso il pubblico ed antagonismo verso la tradizione. L’uno e l’altro assumono attitudini sia individuali che di gruppo. L’ostilità, mentre da una parte isola, dall’altra riunisce. E’ conseguente lo spirito di setta dell’avanguardismo, malgrado il suo temperamento anarchico. Del resto lo spirito settario domina anche l’anarchismo che in fondo resta l’unico ideale politico sinceramente sentito dal cineasta d’avanguardia, anche quando le sue simpatie di partito siano totalitarie, sia nel senso della destra, sia in quello della sinistra. Come si vedrà, la protesta avanguardistica è di carattere eminentemente aristocratico.

Lo spirito anarchico presuppone infatti da una parte la rivolta individualistica dell’unico contro la società in senso lato, e dall’altra, la solidarietà all’interno della società in senso stretto, vale a dire della comunità dei ribelli e dei libertari. Al proprio ambiente, determinato dall’origine familiare e sociale, l’artista sostituisce il milieu artiste, diventando così un “fuori classe”. Il milieu artiste può anche degradarsi a bohême: ed è dal giuoco tra questi due punti-limite che derivano atteggiamenti ora plebei ed ora aristocratici, quali quelli dell’artista-dandy e dell’artista-bohêmien.

Sono proprio lo spirito di bohême e la psicologia del milieu artiste che determinano e provocano tutte le manifestazioni esteriori dell’antagonismo avanguardistico nei riguardi del pubblico. Manifestazioni riducibili al minimo comun denominatore del non-conformismo, sovvertimento integrale del codice di comportamento convenzionale, delle regole del galateo e delle buone maniere. Eccentricità ed esibizionismo in pratica, che sono qualità che restano allo stato di sfida. Ma la sfida si trasforma talvolta in provocazione e scandalo, che a loro volta possono approdare al teppismo. Sono fatti puntualmente verificabili in alcune manifestazioni piazzaiuole del Futurismo italiano e nel comportamento di alcuni cineasti delle recente avanguardia italiana.

Strettamente legata al problema dell’antagonismo è l’antitesi, presente nell’avanguardia, fra mondo dei grandi e mondo dei piccoli. Antitesi che pur avendo i suoi lati negativi, nella maggior parte dei casi, almeno per quanto riguarda il cinema, conduce a dei risultati profondamente validi.

Altro aspetto dell’antagonismo è il ripudio del passato e della tradizione. Ma da ciò non va dedotto che l’avanguardia sia aliena da ogni forma di convenzione, perché in fondo essa altro non è che un nuovo sistema di convenzioni, che sono spesso così facili a dedursi come quelle dell’accademia: il loro straniarsi dalla norma diventa un fatto regolare e normale.

c) NICHILISMO

Se l’essenza del momento attivistico è d’agire per il gusto d’agire, e del momento antagonistica d’operare nel senso d’una reazione negativa, quella del momento nichilistico è di raggiungere la non-azione attraverso l’azione, di lavorare non per costruire ma per distruggere.

Il gusto dell’agire per l’agire, il dinamismo insito alla stessa idea di movimento, possono infatti indurre a non tenere conto di alcuna convenzione o riserva, scrupolo o limite. Il significato autentico del nichilismo è quello d’una rivolta, da parte dell’artista moderno, contro l’ambiente spirituale e sociale in cui è destinato a nascere, crescere e morire. Le motivazioni di questa rivolta assumono gli aspetti della resistenza e dell’evasione: resistenza contro l’abbassamento del cinema a cultura di massa; evasione in un mondo lontano da quello della produzione cinematografica dominante, volgare e comune.

d) AGONISMO

La parola deriva dai termini greci “agone” e “agonia”, ma di cui però trascende il significato puramente etimologico. Nell’ansia febbrile di procedere sempre oltre, il movimento avanguardistico e le unità umane che lo compongono possono giungere fino al punto di non fare alcun conto non solo delle rovine e perdite altrui, ma perfino della propria catastrofe o perdizione: anzi d’accoglierla e d’accettarla come oscuro o ignoto sacrificio al successo dei movimenti futuri. Ma al di là di questo sacrificio agonistico ai futuro alcuni artisti d’avanguardia si lasciano completamente sedurre da un agonismo quasi gratuito, dal senso del sacrificio e da un gusto morboso dei dolore presente. La tendenza agonica quindi sembra rappresentare nella psicosi avanguardistica l’impulso masochistico, così come la tendenza nichilistica sembra rappresentarvi l’impulso sadico.

e) FUTURISMO

Il momento futuristico è proprio a tutte le avanguardie cinematografiche, e non esclusivo al movimento che assunse quel nome. Nella psicologia e nell’ideologia del cinema d’avanguardia la manifestazione futuristica rappresenta la fase profetica e utopica, lo stadio, se non della rivoluzione, dell’agitazione e della preparazione per la rivoluzione annunciata. La tendenza in questione si può riassumere dicendo che i cineasti d’avanguardia hanno la coscienza di essere i precursori dei cinema futuro. Il presente vale solo in virtù delle sue potenzialità d’avvenire, come matrice del futuro, in quanto fucina d’una storia in continua metamorfosi, concepita come rivoluzione spirituale permanente.

f) DECADENTISMO

Mentre lo stato d’animo futuristico consiste nell’aspettativa fremente d’una palingenesi artistica, e ne prepara praticamente e misticamente l’avvento, lo stato d’animo decadente si rassegna ad attenderla passivamente, in una fatalistica angoscia, in un’ansia inerte. Fra il sogno decedente, caro alla vecchiaia, d’una nuova infanzia, e il sogno futuristico di un’altra maturità o gioventù, di un mondo più vergine e forte, non c’è in fondo gran differenza. Se nel futurismo avanguardistico trionfano tendenze agonistiche, nella mentalità decadente domina un agonismo passivo, il senso puro e semplice dell’agonia. Decadentismo non vuol dire altro che morboso compiacimento nel sentirsi divenire passato: sentimento che ispira inconsapevo1mente anche l’olocausto delle avanguardie alla cultura futura.

g) ANARCHISIMO

Senza dubbio una certa situazione politica può esercitare una determinata influenza sull’arte in generale, e sull’arte d’avanguardia in particolare. Tuttavia tale influenza è quasi sempre negativa. L’appoggio che il fascismo dette inizialmente al Futurismo, che del resto era già quasi morto come avanguardia, fu esitante, platonico e di breve durata: certo notevolmente minore dello

appoggio dato a quel movimento quando negò la propria eredità trasformandosi in accademia ed infinitamente meno efficace del disfavore con cui il regime doveva più tardi guardare ad ogni altro movimento avanguardistico. Il nazismo non tollerò, anzi riuscì ad abolire quella che chiamò “arte degenerata”. Lo stesso avvenne nella Russia Sovietica, dove Lenin, al contrario di Trotskij, mostrò sempre un’antipatia senza riserve verso gli estremismi artistici, e dove l’avanguardismo morì col suicidio di Esenin, e fu sepolto col suicidio di Majakovskij.

In realtà l’unica ideologia politica sempre presente in seno all’avanguardia è la meno politica di tutte, la libertaria e anarchica. Ma la prevalenza dello stato d’animo anarchico non contraddice al fascino particolare che continua ad esercitare sulla mentalità avanguardistica l’esperimento comunista. Tale fascino è dovuto appunto all’ambivalenza di un inconsapevole state d’animo anarchico: da una parte il desiderio di vedere realizzato l’impulso della distruzione nella dimensione storica e sociale del tempo presente; dall’altra, il desiderio opposto che quella distruzione serva a una costruzione futura. Ma solo alcuni artisti d’avanguardia, che delusi da Mosca abbracciarono la dottrina trotskista della rivoluzione permanente, si resero conto che la loro adesione a ideali socialisti era stata motivata da un oscuro sentimento anarchico, piuttosto che da una chiara coscienza marxistica.

Resta comunque sempre vero che mentre le simpatie ideologiche d’indole fascista negano lo spirito avanguardistico e ne ostacolano la crescita e lo sviluppo in qualsiasi ambiente sociale o politico, quelle comuniste possono favorirlo, o almeno non danneggiarlo, se non altro all’interno delle società borghesi e capitalistiche.

h) ALIENAZIONE

Essendo l’avanguardia una cultura di negazione di fronte alla cultura ufficiale, può esistere solo dove detta negazione è possibile, e cioè in una società democratico-liberale e borghese-capitalistica. Nel campo della cultura la società democratica infatti è costretta ad ammettere, oltre l’arte ufficiale e normale, anche l’arte d’eccezione, quella d’avanguardia appunto. L’arte d’avanguardia dunque rende involontario omaggio alla società democratica e borghese proprio nell’atto di proclamarsi antidemocratica e antiborghese.

Il cineasta d’avanguardia intende reagire, almeno in senso ideale, non tanto contro la società liberale e democratica, capitalistica e borghese, tecnologica e industriale, quanto contro la civiltà che essa crea e rappresenta: la realtà storica specifica contro cui egli insorge è proprio la cultura di massa, in cui vede una pseudo-cultura. Fedele ai valori qualitativi, l’artista si sente, di fronte ai valori quantitativi della civiltà moderna, in uno stato che è insieme d’esclusione e di ribellione, si sente derelitto, reietto, isolato. Da qui i suoi sogni di reazione e di rivoluzione, le sue utopie retrospettive e anticipatorie, il desiderio egualmente impossibile d’instaurare ordini nuovi o di restaurare ordini antichi.

A questa condizione sociopsicologica è stato dato il nome di alienazione.

Talvolta lo stato d’alienazione da male psicologico diviene male fisiologico. La più terribile delle malattie, quella che corrode cervello e intelligenza, la pazzia, viene considerata malattia professionale dell’artista, quasi infortunio sul lavoro naturale all’artista, proprio perché lo stato d’alienazione, col fatale dualismo psichico che ne deriva, contribuirebbe a determinare nella mente del paziente la formazione di quello sdoppiamento della personalità che si chiama schizofrenia.

i) SPERIMENTALISMO

Uno dei caratteri primari dell’avanguardia è lo sperimentalismo, in senso tecnico e formale. L’avanguardia diviene laboratorio e terreno di prova utili alla formazione dell’artista, ma più ancora all’educazione e alla trasformazione del pubblico. Avviene un arricchimento reciproco: quanto più cinema d’avanguardia sarà prodotto tanto più pubblico si avvicinerà ad esso, e quanto più pubblico sarà educato dalla frequenza del cinema d’avanguardia tanto più richiesta vi sarà di esso. Il cineasta di avanguardia è allora un oscuro artigiano che consacra la propria vita e la propria opera al trionfo del cinema futuro.

1) IMPOPOLARITA’

L’impopolarità di un’opera può dipendere da cause materiali o da cause formali, e cioè dalla mancata diffusione o dalla poca comprensibilità. L’incomprensibilità od oscurità che è un fatto facilmente constatabile nel cinema d’avanguardia non è certamente un problema di agevole soluzione. Né è sufficiente il concorso dell’esegesi. Quest’ultima infatti che non è mai assolutamente necessaria quando lo spettatore sia ben preparato e disposto, non è mai sufficiente quando lo spettatore sia incapace di superare un’innata antipatia. Senza negare l’efficacia dell’educazione, l’oscurità del cinema d’avanguardia rimarrà ostacolo insuperabile per chi consapevolmente rifiuti un assenso almeno provvisorio, mentre per chi sia in grado di dare un consenso anche solo di principio le più ardue asperità diventeranno ostacoli sormontabili, le opere più refrattarie alla comprensione si faranno accessibili. L’interpretazione del cinema d’avanguardia è dunque essenzialmente problema non esegetico ma psicologico. Valutare il cinema d’avanguardia, che si rivela compito arduo anche per chi lo guardi dal di dentro, appare impresa disperata a chi lo contempli dal di fuori. Ha se le opinioni dettate da prospettive esterne non si realizzano in giudizio, quelle che restano troppo intimamente legate all’esperienza in atto arrivano raramente ad una visione critica, restando al livello sentimentale dell’adesione, della solidarietà o della simpatia. Giudizio veramente valido è quello che, pur partendo dall’interno, trascenda il pregiudizio favorevole e approdi a un post-giudizio di valore oggettivo.

m) VOLONTARIETA’

Quelle precedentemente descritte sono alcune delle caratteristiche del cinema d’avanguardia. Ad esse vanno aggiunte cerebralismo, volontarietà, purismo ed altre ancora. Do solo un breve cenno alla volontarietà. Nella cultura moderna si è venuta sostituendo alla concezione classica e cristiana, stoica e umanistica del concetto di volontà, quella romantica e schopenhaueriana, per cui la volontà non è più un’umana facoltà, ma energia vitale e forza cosmica, e come tale non freno o inibizione, ma piuttosto impulso od istinto. L’ipotesi della volontà come facoltà cosciente, razionale e autonoma, ha dato luogo all’ipotesi opposta d’una volontà incosciente, irrazionale e automatica.

3) Verso il superamento dell'avanguardia ?

L’avanguardia è destinata a durare. Essa infatti potrebbe terminare solo con la scomparsa dell’artista d’avanguardia dall’orizzonte storico e culturale. Ma ciò potrebbe avvenire solo in seguito ad una radicale metamorfosi del nostro sistema politico e sociale. Non è mio scopo quello di pronunciare più o meno apocalittiche profezie riguardo al destino d’una realtà storica infinitamente più vasta e importante di quella relativamente circoscritta che è l’oggetto di questo studio. Ma si può senz’altro dire che il cinema d’avanguardia è destinato a perire se la nostra civiltà è condannata a perire: vale a dire se l’ordinamento sociale in cui viviamo è destinato a tramontare di fronte all’avvento di un ordine nuovo, dove la cultura di massa sia l’unica forma di cultura ammessa e possibile, la quale instauri intorno a sé una comunità totalitaria, che non ammetta né la sopravvivenza di una sola minoranza intellettuale, né la validità e l’esistenza dell’eccezione. Ma se invece una trasformazione di questo genere non è né imminente né fatale, allora il cinema d’avanguardia è condannato o destinato a durare, benedetto dalla propria libertà e maledetto dalla propria alienazione.

Anche se, come credo, il momento avanguardistico sia solo una fase di passaggio e di meditazione per un più reale e fattivo impegno sociale, vi saranno sempre degli artisti che gioiranno e soffriranno per la sopravvivenza dell’avanguardia.

Torna a Indice 

Home Page